Artexchange 7

L’Artefiera istriana “Artexchange”, nonostante tutto, ha raggiunto la sua settima edizione e se si terrà anche il prossimo anno potrebbe candidarsi per l’ottava meraviglia del mondo. Abbiamo iniziato sette anni fa con il sostegno della Regione Istriana, della Città di Rovigno, delle aziende “Adris” e “Maistra” che sono ancor sempre con noi, pieni di entusiasmo e desiderio di avviare qualcosa e di creare il mercato croato di opere d’arte. L’allora recessione economica mondiale, e in seguito la catastrofica realtà croata non ci hanno permesso di realizzare almeno una minima parte del nostro obiettivo. Il senso principale dell’Artefiera è quello della vendita, e alle ultime tre Fiere non è stato venduto nulla, e precedentemente molto molto poco. Per cercare di rafforzare la Fiera e internazionalizzarla è stata costituita l’Associazione dei galleristi dell’Artexchange, ma non siamo riusciti a varcare i confini della Croazia, e l’unica volta che siamo stati ospitati fuori Rovigno è stato lo scorso anno allo Špancirfest di Varaždin, dove l’Artexchange è stata visitata da un invidiabile numero di pubblico, ma non c’è stata vendita. Nel frattempo è stata introdotta la fiscalizzazione. Le imposte, invece di diminuire per le opere d’arte, sono aumentate, mentre le regole di gestione per i galleristi sono state parificate a quelle per i pubblici esercizi oppure per i supermercati. I mass media hanno fatto un disservizio ai galleristi e agli artisti visto che hanno presentato le collezioni d’arte dei politici arrestati Ivo Sanader e Nadan Vidošević come apice dell’appropriazione e quindi nei giornali e nei mass media, desiderosi di notizie che facciano scalpore, le collezioni d’arte sono diventate un crimine molto più grande dei loro conti in banca, di una serie di immobili, di gioielli e beni mobili. Il collezionista è diventato sinonimo di ladro e adesso chi in Croazia vorrà comprare opere d’arte? E anche gli artisti penseranno a chi e quando vendere, poiché quasi tutti le cui opere si trovano nelle summenzionate collezioni, sono stati convocati dalla polizia per un colloquio, mentre i galleristi sono stati sottoposti a indagine per essersi azzardati a vendere qualcosa ai suddetti. E’ forse un crimine che un determinato gallerista venda un quadro di un artista ad un certo collezionista? Sono i galleristi e gli artisti ad essere colpevoli del fatto che i summenzionati hanno derubato il patrimonio statale e hanno ricoperto di quadri le pareti delle loro case, dei loro appartamenti e delle loro case di villeggiatura? E’ colpevole l’artista per essere finalmente riuscito a vendere il proprio mezzo di produzione principale, e quindi la madre, per tre mesi, non gli deve dare i soldi per l’affitto e il padre per il cibo e le sigarette? Le autorità giudiziarie e l’USKOK dicono che si tratta di evasione fiscale, visto che lo Stato non ha ricevuto la sua parte. Può essere, ma perché ancor sempre non abbiamo un’apposita legge (lex specialis) che regoli la vendita di opere d’arte, i galleristi e gli artisti, e non che per loro valgano le stesse leggi come per la vendita di automobili e di salumi. Noi in Croazia vogliamo veramente le Fiere e il mercato? Lo scorso anno siamo entrati nell’Unione Europea, e lì le leggi e la questione della vendita di opere d’arte si differenziano notevolmente dalla vendita di appartamenti, di organizzazione di viaggi e di gelati. Anzi, gli acquirenti di opere d’arte, siano persone fisiche o giuridiche, per tale acquisto ottengono uno sgravio fiscale. Per questo motivo in questi paesi esistono anche rispettabili musei d’arte contemporanea e vive il mercato di opere d’arte e ciò è dimostrazione di una società civile e di prestigio culturale. Noi tutto ciò non lo abbiamo e se si continuerà così neanche lo avremo. Releghiamo noi stessi nel ghetto dell’isolamento culturale e rimaniamo saldamente e orgogliosamente ancorati alle solide posizioni provinciali. Il nostro Ministero della Cultura ci invia e ci raccomanda le indicazioni dell’Unione Europea che dicono che bisogna indirizzarsi all’industria culturale. Non sono sicuro che cosa esattamente ciò significhi, ma so che se si desidera avviare un’industria devono venir assicurati determinati mezzi di base, crediti bancari e vari incentivi. Al suddetto Ministero l’Associazione dei galleristi dell’Artexchange ha richiesto mezzi minimi per presentare l’arte croata ad una delle fiere d’arte europee. Non hanno ricevuto un fico secco, e se il mercato non è un tipo di industria culturale allora non so che cosa sia. Questo è quanto in merito alle indicazioni e alla loro messa in opera, e sarebbe interessante anche vedere quanti crediti e quanti incentivi per la propria attività riceverebbe qualcuno dei galleristi che espone all’Artexchange. Ammiro veramente queste persone che, nonostante tutto, sono venute ad esporre le proprie opere. Dico esporre, poiché da tempo tutti hanno dimenticato la vendita. Una piacevole compagnia, entusiasmo, senso di collettività e desiderio di fare ancor sempre qualcosa, sono cose molto utili, nobili e umane, ma fino a quando…? Di qualcosa bisogna pur vivere.

Mladen Lučić